Questo fine settimana è stato ricco di incontri: 4 caprioli, 2 cinghiali, una lepre, un upupa, tre poiane, due scoiattoli, diversi mufloni e diverse ghiandaie. Nonostante questo, il numero di scatti portati a casa è stato esiguo anche se un trucchetto usato al momento giusto ha fatto la differenza…
Parto dal principio raccontandovi dell’appostamento fisso di venerdi sera: la speranza era riprendere qualche cervo in una radura all’interno di una valletta ben esposta all’ultima luce del pomeriggio. Mentre mi dirigevo accompagnato da Serena sul luogo, una femmina di capriolo è saltata fuori da dietro un vecchio tronco e ci è sfuggita saettando tra gli alberi, ottimo inizio! Una volta appostati però l’attesa dell’ imbrunire non ha portato frutti, le foglie in movimento dietro il crinale rivelavano la presenza di almeno un paio di animali che hanno preferito ritardare l’entrata nel prato. Oramai la luce era insufficiente così decidiamo di smobilitare, ci togliamo di dosso la rete mimetica in finta foglia e torniamo verso la macchina, in lontananza si sentiva l’abbaiare di un maschio. Il verso del capriolo maschio è molto simile all’abbaiare di un cane, anche se più roco. Provo a rifargli il verso, lui risponde. Probabilmente ha pensato ad un rivale nello stesso territorio. In pochi minuti si dirige verso di noi spingendosi a circa quindici metri dalla nostra posizione. Purtroppo il flash era rimasto impostato in TTL così che le foglie del primo piano hanno ingannato la cellula bloccando il lampo flash prima che potesse raggiungere un intensità utile ad illuminare l’animale.
Peccato per la foto ma molto interessante il comportamento dell’ungulato che si è avvicinato ben oltre le mie aspettative fermandosi a studiarci per una decina di secondi prima di scappare nel bosco.
Il sabato pomeriggio mi trovavo in Valcuvia per altri motivi e la macchina fotografica non poteva che essere comunque al mio fianco, difatti è capitata più volte l’occasione di utilizzarla. La Valcuvia rimane isolata, anche se non totalmente, dalle restanti valli del luinese; queste proseguono senza soluzione di continuità verso la Svizzera consentendo un più semplice e massivo scambio di popolazioni. Ciò significa che il numero di animali in Valcuvia è significativamente minore, anche per la diversa estensione delle aree. L’altro lato della medaglia è che determinate popolazioni rimangono isolate senza la possibilità di espandersi e colonizzare nuovi ambienti. E’ il caso del muflone Ovis Musimon , introdotto artificialmente come animale da allevamento ha dato origine ad una contaminazione dell’ambiente ed ora conta una popolazione di più di un centinaio di individui. Fortunatamente isolata, difatti il muflone è come una grossa pecora senza predatori naturali, la caccia di selezione è tutt’ora l’unico sistema capace di contenerne il numero. Estremamente diffidente si sposta in branchi, l’avvicinamento è difficoltoso perchè molti più occhi ed orecchie sono attente al pericolo. Capita però di trovare anche piccoli gruppi di femmine con i piccoli, è stato il mio caso al limitare di un bosco di faggio: il fondo di foglie secche era molto rumoroso, difficile passare inosservati.. il trucco è stato l’inganno, ripetendo il verso del capriolo sono riuscito ad avvicinarmi fino a 25 – 30 metri senza insospettire due madri in compagnia di un piccolo ciascuna. Attraverso l’intrico di rami e foglie ho scattato al piccolo sfruttando i fortunati raggi di sole che filtravano esattamente sul giovane bovide.
Tecnica grezza ma efficace, per dirla tutta un aiuto è arrivato anche dall’essere in pieno controluce cosa che sicuramente contribuiva a confondere gli animali nei momenti in cui il mio piede faceva scricchiolare troppo rumorosamente i rametti nascosti tra le foglie.
Alla prossima avventura!











