Workshop di Fotografia Naturalistica

26 02 2008

Eccoci qui per il post della settimana, il tempo malandrino di lunedi e martedi mi fa gustare ancora maggiormente il bel fine settimana passato a zonzo nel Parco del Gran Paradiso.

Panorama della Valle

Da tempo volevo partecipare ad un Workshop di fotografia naturalistica organizzato dal fotografo Guido Bissattini ed inaspettata è arrivata l’occasione di unirmi ad un gruppo che aveva chiesto a Guido un fine settimana fuori programma.

Venerdi mattina parto con calma e raggiungo il ritrovo verso le 13.00, Guido nel frattempo era già sul posto e macinato un po’ di scatti a camosci e stambecchi; gli altri due partecipanti, Gian e Pier, sarebbero arrivati verso il tardo pomeriggio così abbiamo optato per un aperitivo fotografico che già dopo poche centinaia di metri dalla macchina ci ha riservato il primo incontro con una volpe.

Volpe GranPa

Lei tranquilla vagabondava per il bosco di larici, si è fermata giusto qualche decina di secondi per darci un’occhiatina da dietro un tronco per poi riprendere le sue faccende e sparire dalla vista. Nel frattempo facevamo le dovute considerazioni sul fatto che la neve era quasi totalmente sparita dal versante assolato della valle: questo implicava un po’ di lavoro in più per noi fotografi poichè gli animali si erano dispersi avendo a disposizione erba a non finire per pascolare. Nonostante tutto i camosci non mancavano anche se bisognava alzarsi leggermente di quota per incontrare i branchi più numerosi.

Camoscio1

Camoscio2

Durante la mattinata Guido era salito su una delle cime ed aveva immortalato uno stambecco che poi sarebbe stato l’unico che uno di noi sia riuscito a trovare, le temperature elevate ci permettevano di stare tranquillamente in maglietta, immaginate quindi a quale altezza potevano essere questi splendidi animali. Un vero peccato perchè in questa stagione il loro manto è molto più bello di quello che si può vedere durante il periodo estivo. La luce era molto bella e permetteva di scattare in tutta sicurezza tra i 200 ed i 400 ISO; al calare del sole i due stop che dividevano la massima apertura tra il mio obiettivo e quello di guido hanno fatto la differenza obbligandomi a salire a 1600 ISO per evitare il micromosso. La pulizia di immagine della Mark II non mi ha tradito regalandomi comunque immagini molto belle.

Camoscio3

Camoscio4

Il secondo giorno è cominciato un po’ in sordina, gli animali molto alti e particolarmente diffidenti non ci hanno concesso subito degli scatti da una distanza che permettesse di riempire il fotogramma. Questo non ci ha fatto tirare indietro e le raffiche delle nostre fotocamere hanno immortalato anche quei soggetti che non si vedeno praticamente mai nei libri illustrati: sto parlando di quegli animali che pur essendo allo stato libero, presentano i segni della presenza dell’uomo come i collari per il radio monitoraggio

Camoscio5

oppure quelli che, oramai anziani, non sfoggiano tutta la forza dei soggetti più giovani ed attivi

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Immagini che illustrano la vita degli animali selvatici non solo nelle condizioni migliori e di come l’uomo sia obbligato a prendersi cura degli spostamenti delle popolazioni, del loro numero e dalla salute generale dell’ecosistema che va tutelato per non essere compromesso.

Camoscio7

Camoscio8

Un soggetto che mi ha particolarmente incuriosito è stato un maschio che brucava abbellito da un “pon pon” rosa: un dardo narcotico gli è rimasto attaccato ad un fianco, probabilmente è un soggetto che doveva essere collarato ma che non è stato raggiunto dai guardiaparco oppure il dardo non è penetrato permettendo l’effetto del narcotico.

Camoscio9

Camoscio10

Nel seguire l’animale mi sono imbattuto in quattro cuturnici che spaventate sono volate via ad una velocità tale da non riuscire ad immortalarle.

I consigli di Guido ci hanno sempre stimolato a cercare inquadrature pulite, vicine che rappresentassero non solo il primo piano dell’animale ma anche l’ambiente che lo caratterizza. Quando poi arrivava il momento dell’azione, l’occhio era sempre attento ai possibili punti di salto, ai comportamenti che facevano presagire una rincorsa e l’occhio era incollato al mirino e pronto alla raffica.

La mattina di domenica è stata ricca di emozioni, non potevamo concludere il workshop in un modo migliore: un maschio ha fatto un show proprio davanti ai nostri occhi regalandoci una sequenza di corsa, salti e spruzzi nella neve dal risultato decisamente d’effetto!

La sera, a cena davanti al camino si discuteva della giornata, di attrezzatura, di luoghi per appostamenti, ed anche del più e del meno! La compagnia di Gian e Pier è stata molto piacevole e ricca di risate, la cucina di Paolo ha soddisfatto sia il mio palato che l’ampiezza del mio stomaco, insomma veramente un bel fine settimana!!

A chi si sta chiedendo se partecipare o meno ad un workshop di questo genere, il mio consiglio è fatelo. Le regole e le tecniche fotografiche gira e rigira sono sempre quelle ma l’esperienza e l’approcio alla fotografia di un fotografo esperto riescono a trasmettere molto permettendovi di imparare molto, in più credo che le immagini parlino da sole. Mi ritengo molto soddisfatto e non mi resta che ringraziare Guido, Gianvittorio, Pierangelo e Paolo.

P.s.: per chi volesse vedere tutte le immagini del ws in media risoluzione e modalità slideshow può cliccare qui.

 

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Wireless Trio

19 02 2008

Eccoci ancora a parlare di luce artificiale, questa volta lo facciamo durante una pausa pranzo in compagnia del Lopy passata all’aperto per sfruttare la tecnica dell’high synch: utilizzando tempi di scatto inferiori alla velocità di synchro flash compresi tra 1/1000 ed 1/1600, abbiamo bloccato i rapidi movimenti del soggetto; nel contempo lo sfondo illuminato del parco è stato leggermente sottoesposto per ottenere quell’atmosfera mood che ci piace tanto. Siccome non c’è due senza tre, dopo aver scattato l’uno all’altro per qualche minuto, abbiamo deciso che sarebbe stato più divertente coinvolgere qualche sconosciuto che come noi, stava passeggiando per il parco. Ed ecco che il simpatico ed atletico Willy si trasforma in un acrobata-modello regalandoci delle ottime pose.

Lo schema luci che abbiamo utilizzato è rimasto bene o male lo stesso in quasi tutti gli scatti: il Canon 580Ex in macchina ha lavorato in master comandando i due 430 Ex posti a 90 gradi rispetto alla fotocamera posizionati in modo da creare un triangolo all’interno del quale immortalare il soggetto.

Veniamo alle foto:

Ale

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Ora un paio di scatti di backstage:

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Potete vedere le foto scattate dal Lopy sul post di Appunti Fotografici.

A presto!!





Sulla scia di Bert Stephani

12 02 2008
Entusiasta dello stile di Bert Stephani questo pomeriggio ho improvvisato un paio di ritratti con la complicità di Alessio e Francesca. Il primo, fedele compagno di merende fotografiche e la seconda, modella con la quale oramai scatto da un paio d’anni. Avendo a disposizione i flash Canon 430 EX e Starblitz 3003GM che uso come secondario ho provato a dirigere solo quest’ultimo sul soggetto per dare una schiarita ai capelli e staccarlo dallo sfondo: non potendo variare l’apertura della parabola dello Starblitz ho ritagliato da una scatola di cartone un tubo con il quale fasciare il flash in maniera da chiuderne il fascio e renderlo più direzionale. Il 430 montato in macchina lo ho usato unicamente per comandare il secondario tramite servocellula senza dirigirlo verso Alessio e Francesca.
Ed ecco alcuni risultati:
Ale&Fra01
Ale&Fra02
Ale&Fra03
I prossimi esperimenti ho intenzione di effettuarli in pieno sole… magari con un adattamento meno spartano dell’attrezzatura!!




Mantello invernale

6 02 2008
Ieri ha ricominciato a nevicare, per fortuna questo inverno è stato più ricco di precipitazioni di quello passato: la terra ne trae beneficio, le falde si riempiono e le piante sono meno soggette al rischio di gemmatura prematura che, il più delle volte, si risolve in gelate che ne dimezzano le potenzialità di fioritura primaverile. Ovviamente anche gli animali sono influenzati dalla neve: sulle cime della Veddasca non è raro vedere camosci solitari o in piccoli gruppi rimanere stanziali tra i 1500-2000 m ma quando il manto bianco copre ogni cosa, anche questi ungulati scendono sotto i 1500 m. Gli sbalzi di temperatura sono inferiori ed hanno maggiori probabilità di trovare cibo. In inverno i camosci cambiano colore del mantello, passando daCamoscio1 Camoscio2 un marroncino paglierino ad un marrone scuro, quasi nero. Nelle due foto a fianco è ritratto un maschio che si stava cibando insieme ad altri due esemplari tra una distesa di felci. I maschi mantengono una striscia di mantello più scuro lungo la schiena durante tutto l’anno a prescindere dalla muta. La foto è stata scattata a giugno dell’anno scorso; a parte la stagione degli amori in cui i gruppi si fondono, per il resto dell’anno mantengono una divisione monosessuata.
Verso novembre comincia la stagione degli amori, i maschi solitari pensano solo a cercare le femmine e a combattere tra loro dimenticandosi anche di mangiare. Arrivano a fine dicembre abbastanza provati dalla difesa del terrritorio. Di norma i capretti dell’anno lasciano le femmine ma può anche capitare che rimangano assieme anche l’anno successivo. E’ quello che Capretto Camoscioè capitato a novembre quando ho ritratto madre e figlio già con la muta invernale: non vi dico la situazione!! Senza cavalletto, con il duplicatore 2x montato sul 400 mm aggiunto al rapporto di moltiplicazione della Canon 20D ho scattato appoggiandomi allo zaino sdraiato per terra con un 1200 mm equivalente! Nonostante questo la distanza era ancora eccessiva ed un crop selvaggio ha lasciato solo traccia sgranata del piccolo.
Più tardi, a fine dicembre, dalla parte opposta del Lago Maggiore in Val Loana mi è capitato di ritrarre un altro camoscio in abito invernale: lui pacifico si crogiolava al sole verso mezzogiorno mentre io salivo dalla parte in ombra della valle cercando di tenere gli scarponi ben saldi sulla lastra di neve ghiacciata. Forse divertito dal simpatico ed instabile bipede è rimasto sdraiato permettendomi di fotografarlo.
Camoscio Val Loana