Crossing-light

28 05 2008

Torniamo a parlare di street photography come strumento per sperimentare la tecnica del crossing light.
Con crossing-light, intendiamo il bilanciare correttamente la luce ambiente con quella artificiale, non importa quale delle due sia la fonte primaria l’importante è che, il giusto bilanciamento di esposizione restituisca il soggetto al meglio, caratterizzando lo sfondo con un ambiente mood oppure molto chiaro, al limite dell’high key a seconda dell’effetto voluto.
Insieme all’amico Alessio abbiamo sfruttato la pausa pranzo per coinvolgere i passanti in un vero e proprio studio all’aperto.

Gli strumenti utilizzati: flash Starbliz 3003 GM su stativo con ombrello azionato da servo-lampo Cobra;
Flash Canon 430Ex in modalità slave corredato da snooter su stativo;
Flash Canon 580Ex e 550Ex in modalità master in camera;

La giornata coperta è stata caratterizzata da una luce molto diffusa, il sole sempre nascosto era visibile flebilmente solo in alcuni e sporadici momenti.

Quale operazioni dobbiamo fare per determinare i corretti parametri di esposizione? La prima operazione effettuata è stata qella di prendere l’esposizione in luce ambiente a 100 ISO a 1/250 di secondo in maniera da sfruttare completamente la velocità di synchro flash per non incorrere in problemi di micromosso e per massimizzare l’effetto mood dello sfondo che cercavamo. Con tali parametri il diaframma di lavoro si attestava intorno ad f/18. Partiamo considerando lo starbliz: il suo numero guida 32 ad un metro dal soggetto imporrebbe di scattare ad f/32, và però considerata la presenza dell’ombrello che riduce almeno della metà la luce emessa, portandoci a lavorare ad f/16.
Il 430Ex ha lavorato in e-ttl compensato di +1 stop;
Utilizzando la luce artificiale come primaria e quella ambiente come luce di schiarita è bastato scattare con il diaframma aperto di uno stop, ovvero f/8. Tale valore è da considerare indicativo, difatti l’utilizzo di supergrandangoli come il 10mm od il cambio di sfondo da cielo ad asfalto faceva oscillare tale valore tra f/6,3 ed f/11.
Stando attenti a posizionare i soggetti in maniera da sfruttare al meglio pattern o sfondi uniformi abbiamo utilizzato tre schemi luce principali, che si sono alternati nei diversi scatti:
1. Ombrello a sinistra del soggetto e snooter a destra.

1/250 f/22 ISO 500 70 mm

1/250 f/20 ISO 500 28mm

1/250 f/18 ISO 500 35mm

1/250 f/9 ISO 100 60mm

1/250 f/5,6 ISO 100 35mm

1/250 f/9 ISO 100 24mm

2. Ombrello e snooter lateralmente al soggetto entrambi dalla stessa parte con l’accortezza di chiudere maggiormente il fasio dello snooter per dare un colpo di schiarita ai capelli.

1/250 f/11 ISO 100 60mm

3. Ombrello dal basso a sinistra e snooter altezza viso da destra non compensato.

1/250 f/11 ISO 100 24mm

Conclusioni: le immagini sono ancora crude, a parte gli sfondi da curare con maggiore attenzione bisogna ancora migliorare la gestione della potenza luminosa in maniera da non rendere la luce flash così dura come in alcuni scatti. Esperimento sicuramente da effettuare è quello di utilizzare un ombrello come riflettore con il soggetto in ombra in maniera da ottenere una luce più morbida.

Alla prossima!!

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Ritratti notturni

20 05 2008

Purtroppo lo sperato incontro con i galli forcelli di sabato mattina è saltato a causa di una pioggia torrenziale: pioveva talmente forte che anche la fidata borsa fotografica che mi ha accompagnato per anni in ogni avventura ha ceduto facendomi trovare l’ammiraglia 1D a bagno in un buon centimetro d’acqua. Ringraziando la tropicalizzazione di mamma Canon la fotocamera non ha corso nessun pericolo.

E’ così che il post di questa settimana lo dedico ad una serie di ritratti improvvisati per le vie del centro di Milano. Particolarità di questi scatti è che sono stati effettuati con il grid spot montato sulla testa del flash: ho potuto così concentrare il lampo flash in un cerchio di luce dai contorni morbidi utilissimo per essere direzionato sul viso o su determinati particolari all’interno dell’inquadratura a cui si vuole dare risalto.

Su Alegrafia potrete vedere le immagini prodotte dal fidato compagno di scatto Alessio Lo Piccolo.

Barman per una sera. 1/15 @ f/4,5 – ISO 1000 – 24 mm

Collezionista ed appassionato Lancia Aurelia. 1/100 @ f/5 – ISO 1000 – 24 mm.

Dario Mainetti: fotografo. 1/100 @ f/5 – ISO 1000 – 50 mm.

Turiste New Yorkesi: Piazza S. Babila. 1/25 @ f/5 – ISO 1000 – 70 mm.

1/25 @ f/5 – ISO 1000 – 24 mm.

1/25 @ f/5 – ISO 1000 – 24 mm.

Un grazie a tutte le simpatiche e simpatici passanti che si sono lasciati coinvolgere nella creazione di queste foto. Alla prossima e chissà mai che una sera o l’altra ci incontreremo a Milano e vi chieda di posare per me!!

Ciao!





I° Round: Forcello 1 – Fotografo 0

14 05 2008

Cari amici,

il post di questa settimana è tardato un po’ causa vari impegni, a dirla tutta non sapevo neanche se avrei postato l’esperienza di caccia fotografica dello scorso fine settimana oppure no ma andiamo per gradi e lasciatemi spiegare la vicenda…

Come ogni anno, mi pongo l’obiettivo di fotografare un animale particolare, magari difficilmente visibile oppure insolito per un determinato ecosistema. Ad Aprile 2007 avevo scelto il mio soggetto: il Gallo Forcello ( Tetrao Tetrix ). Da allora è seguito un anno di ricerca bibliografica, ricerca di contatti tra i cacciatori, studiosi dell’università e sopralluoghi nei punti dove probabilmente erano ubicate le arene di canto. Alla fine di questo lavoro ho acquisito una basilare conoscienza dell’etologia di questo tetraonide ed individuato tre siti utili all’appostamento fotografico.

Il forcello appartiene alla famiglia dei tetraonidi (la stessa famiglia del Gallo Cedrone, Cuturnice e Pernice), il suo habitat è l’ambiente alpino e prealpino montano con una distribuzione che varia dai 1500 ai 2000 m. anche se ultimi avvistamenti lo riportano anche a quote collinari. Le ore di massima attività si concentrano all’imbrunire e da un paio d’ore prima del sorgere del sole fino a circa le otto, nove del mattino a seconda della stagione. La stagione degli amori è indicata intorno alla metà di maggio con un uno scarto di più o meno quindici giorni a seconda delle condizioni metereologiche ed è il momento più appagante a livello fotografico: il forte dimorfismo sessuale mette in risalto le danze dei maschi che si sfidano all’interno di arene ( spiazzi piani o dossi) contornate da arbusti. Il maschio attira le femmine e cerca di imporre la propria supremazia gonfiandosi, spiegando la coda a lira e curvando le ali verso terra; nel contempo emette due suoni tipici, il soffio ed il rugolio. Il soffio è il primo richiamo emesso che segnala agli altri maschi la propria presenza, a questo segue una danza all’interno dell’arena; dopo un piccolo salto ricomincia la danza accompagnata dal rugolio (una sorta di gorgheggio simile a quello prodotto dai piccioni) che può essere udito anche ad un km di distanza. Le arene sono molto vicine tra loro ed il maschio dominante occupa quella più centrale; se uno degli altri maschi si avvicina troppo al limitare dell’arena dell’avversario scatta la lotta. A volte anche cruenta, mi è capitato di vedere un maschio tornare alla sua arena con la coda rotta dopo essere letteralmente rotolato per diverse decine di metri lungo il pendio nevoso avvinghiato al rivale. Di per sè non sono proprio bellissimi poichè sono come delle grosse galline nere, ma nella loro semplicità hanno qualcosa di affascinante, almeno per me! Le caruncole rosse sopra la testa si gonfiano durante gli amori e diventano molto visibili, la coda bianca viene chiamata specchio e se la sua punta supera la linea della schiena il maschio viene ritenuto adulto.

L’appostamento al forcello è particolare poichè va preparato il giorno prima od al più bisogna arrivare al limitare delle arene a notte fonda con il capanno già montato in maniera da creare meno disturbo possibile. Una volta sul posto dobbiamo osservare il silenzio ed è un obbligo lasciare il capanno solo qualche tempo dopo che i galli si sono ritirati dalle arene, queste infatti rimango stabili anche per diversi anni se non vengono disturbate. A livello fotografico la situazione non è delle migliori pochè si inizia l’appostamento con il buio totale e solo se siamo fortunati i galli andranno avanti a cantare fino a quando il sole sarà tale da regalarci una luce sufficiente. Questo ci obbliga lavorare con il flash ed ad alte sensibilità.

Per massimizzare le probabilità di successo ho scelto di organizzare l’appostamento sempre nell’arco di due giorni: il primo giorno mi fermo a qualche centinaio di metri dalle potenziali arene, sempre mimetizzato, ed individuo il punto esatto in cui costruirò il capanno per il giorno successivo; il secondo giorno se sono fortunato posso scattare da quindici, venti metri di distanza e sperare di portare a casa qualcosa di decente. Fino ad ora ho seguito il sito A che si è rivelato povero di forcelli, forse era ancora presto agli inizi di maggio vista la forte pioggia delle settimane passate, quindi possiamo dire che non abbia validità ai fini fotografici. Il sito B è quello che ha prodotto le immagini che state guardando in questo post e che purtroppo sono il risultato solamente del primo giorno di appostamento: la distanza dal soggetto è di circa quaranta metri, ho lavorato con il flash 430 Ex in manuale a piena potenza ed alla sensibilità proibitiva di 3200 ISO, scattando con Canon Eos 1D Mark II e Tokina AT-x 400 mm + Kenko 2x. Il giorno successivo la forte nuvolosità ha probabilmente dissuaso i forcelli dal continuare le loro danze che sono durate solamente un ora dalle 3.50 alle 4.50 del mattino. Questo è il risultato del primo round: Forcello 1 – Fotografo 0 !!

A parte il titolo molto negativo dovuto alla pessima qualità dell’immagine, sono molto contento di questa prima esperienza con i forcelli: in primo luogo per aver avuto la fortuna di vederli, posso garantirvi che sono realmente affascinanti! In secondo luogo perchè alla fine qualche scatto l’ho portato a casa e l’esperienza mi permetterà questo venerdi di giocarmi delle carte diverse (spero migliori) durante l’appostamento al sito C. Come consigliatomi da Eugenio Manghi, sfrutterò due flash in macchina in maniera da poter leggere le piume dell’animale, inoltre la posizione sarà migliore poichè il sole sorgerà illuminando direttamente l’arena, cosa che non accade al sito B. Lasciandovi con le ultime immagini, l’appuntamento è per la prossima settimana quando saprete il risultato del secondo round…. speriamo almeno di andare al pareggio!! A presto!

La seguente è la mia preferita:





La marmotta con gli zoccoli

6 05 2008

… no nessun animale mitologico!! E’ solo un modo di dire che spesso uso per indicare animali incontrati inaspettatamente! Oppure quando leggo il nome scientifico di un animale sconosciuto e la mia mente vaga in preda all’isterismo creativo cercando di immaginarlo…ovviamente completamente diverso da quello reale!!

Il titolo del post è a tema poichè, a parte gli zoccoli, effettivamente di marmotta ( Marmota marmota ) si tratta. Nel mio girovagare del week-end mi è capitato questa settimana di macinare metri di dislivello sempre sul lago di como ma dalla parte della sponda lecchese. Le giornate sono state fantastiche e sono riuscito a godere nello stesso giorno dell’acqua del lago, dei pascoli verdi d’alpeggio e della neve ancora alta e morbida.

Canon 20D, Sigma 30 mm – 1/125 s @f/10 ISO 100

Canon 1D MkII, 80 mm – 1/1000 s @f/16 ISO 400

In particolare è stato alla quota di 1700 metri che le impronte di capriolo si sono fatte più rade, sono aumentate quelle del cervo, ben visibile nella neve e che la miriade di cince appese ai rami di abete riempivano l’aria di suoni, fischi e gorgheggi. Sempre grazie alla neve si individua la presenza di animali schivi e poco visibili che lasciano traccia del loro passaggio, così come sul fondo appena scoperto ed ancora umido.

Tracce di marmotta – Canon 20D, Sigma 24-70 EX DG 2,8 Macro – 1/125 s @ f/10 ISO 100

Alla traccia è fortunatamente seguito l’incontro: una bella famigliola di sette individui che si godeva il sole mattutino fra le rocce. L’occasione non poteva essere delle migliori e nonostante Serena scalpitasse per proseguire non potevo perdermi quello spettacolo. E’ cominciato così l’avvicinamento, lento, graduale; a sessanta metri di distanza la sentinella è giusto un pallino all’interno del fotogramma.

1D MkII, Tokina AT-X 80-400 – 1/1250 s @ f/5,6 ISO 200

Continuo ad avvicinarmi ma senza scattare, voglio osservare le loro reazioni, a trenta metri sono tutti incuriositi e si dispongono in riga su di un roccione più alto ad osservare i nostri movimenti. A quindici metri scatta l’allarme e in un lampo le marmotte sono sparite sotto i sassi. E’ il momento per scegliere una buona posizione, fermarsi ed aspettare godendo del sole sulla pelle.

Dopo un attesa di venti minuti un individuo sbuca guardingo tra le rocce, nel frattempo io e Serena ci siamo spostati lunga la striscia di terreno libero dalla neve alla sinstra del fotogramma precedente, la distanza dalle rocce è di circa 15-18 metri. Lascio all’animale qualche minuto dopo di che comincio a scattare a piccole raffiche ponendo attenzione nell’aspettare l’attimo in cui il sole illumina l’occhio dell’animale.

1/1600 s @ f/5,6 ISO 200

1/1600 s @f/5,6 ISO 200

La marmotta è tranquilla, iniziamo a chiacchierare e muoverci più naturali, è il momento di montare il duplicatore di focale prima di tentare un ulteriore avvicinamento.

Canon 1DMkII, Tokina AT-X 80-400 + Kenko 2x alla focale di 400 mm – 1/800 s @f/11 ISO 400

Il duplicatore di focale mi fa perdere due diaframmi portandomi a lavorare ad f/11, per compensare la caduta di luce alzo la sensibilità a 400 ISO; scatto a raffiche di 5-6 fotogrammi dei quali sceglierò sempre gli ultimi in maniera da ridurre le vibrazioni indotte dalla pressione del dito sul pulsante di scatto.

Possiamo finalmente avvicinarci, smonto il duplicatore e passo dopo passo arriviamo a circa 5 metri dalla marmotta che, anche se più intimidita continua ad osservarci da dietro un masso.

1/3200 s @ f/6,3 ISO 400

Vista la distanza ravvicinata chiudo il diaframma di uno stop per guadagnare in profondità di campo, infatti la distanza minima di messa a fuoco del Tokina è di due metri.

Cinque metri, cinque e la nostra marmotta decide che non è ancora pronta per un amicizia così intima e scompare nella tana. Tutto questo nell’arco di trenta minuti, mi chiedo se si possa riuscire, mantenendo la distanza di 15 metri, a convincere tutta la famiglia a tornare alle proprie abitudini in maniera da riprendere delle scene di interazione sociale. Sarà un esperimento da effettuare sicuramente.

Alla prossima!!

P.s.: questo è un doppio post che potete leggere pubblicato anche su Appunti Fotografici.