Luminoso inverno!

8 12 2008

Quando il cielo è limpido ed il sole alto nel cielo, i paesaggi innevati restituiscono un senso di gioia, freschezza, luminosità. Il manto nevoso funge da riflettore naturale modificando la luce che colpisce gli oggetti, tutto appare diverso da come lo osserviamo solitamente.  Siete mai stati attratti dalle radici di un faggio che formano incavi e caverne immaginarie? Tutte le volte ci si scontra con il forte contrasto luce ombra che si crea sotto la pianta. Basterebbe una bella luce diffusa..

1/1250 s @ F/5,6 – ISO 400 – Canon eos 1D-MkII, Ef 70-200 mm 2,8 L USM + Ef 2x

Quando si fotografano grandi superfici chiare, come può essere la montagna innevata, l’esposimetro viene ingannato e tenderà a compensare la forte luminosità proponendo una coppia tempo diaframma sottoesposta. Sovraesponendo intenzionalmente di qualche frazione di stop o di uno stop si recupera il bianco brillante della neve senza bruciarlo.

1/2000 s @ F/16 – ISO 400 – Canon eos 1D-MkII, Ef 70-200 mm 2,8 L USM + Ef 2x

1/500 s @ F/16 – ISO 400 – Canon eos 1D-MkII, Ef 70-200 mm 2,8 L USM + Ef 2x

Uno degli aspetti più interessanti di una nevicata, almeno per un fotonaturalista, sono le tracce lasciate sulla neve dal passaggio degli animali. Se ne ricavano moltissime informazioni: chi è passato, dove stava andando e da dove proveniva, il passaggio è occassionale o ripetuto.

Nello scatto seguente una foto ambientata delle tracce lasciate da una lepre:

1/4000 s @ F/5,6 – ISO 100 – Canon eos 1D-MkII, Sigma 24- 70 mm 2,8 Ex-Dg Macro

Il soggetto di questa foto sono le tracce della lepre, come esporle correttamente  in pieno controluce? Possiamo adottare diverse tecniche: la più semplice consiste nel prendere l’esposizione della traccia, adeguatamente compensata per il fatto di essere molto chiara e ricomporre l’inquadratura nel modo desiderato.  Questa operazione viene fatta in modalità manuale regolando tempo e diaframma, oppure in modalità semiautomatica utilizzando il comando di blocco dell’esposizione se la vostra macchina ne è provvista (soluzione effettivamente adottata nella foto).

Un altro approccio con il quale è possibile esporre correttamente una situazione di forte contrasto, è quella di modificare la lettura esposimetrica della vostra reflex in modalità spot. Così facendo l’esposimetro ridurrà l’area di lettura solamente ad una piccola percentuale del campo inquadrato situata al centro del mirino.

1/200 s @ F/8 – ISO 100 – Canon eos 1D-MkII, Sigma 24- 70 mm 2,8 Ex-Dg Macro

Serena è stata ripresa in modalità esposimetrica spot, prendendo come riferimento di lettura il viso.

Di seguito un altro esempio, la lettura è stata fatta sul tronco dell’albero:

1/1250 s @ F/6,3 – ISO 100 – Canon eos 1D-MkII, Sigma 24- 70 mm 2,8 Ex-Dg Macro

Alla prossima!!





Workshop di Fotografia Naturalistica

26 02 2008

Eccoci qui per il post della settimana, il tempo malandrino di lunedi e martedi mi fa gustare ancora maggiormente il bel fine settimana passato a zonzo nel Parco del Gran Paradiso.

Panorama della Valle

Da tempo volevo partecipare ad un Workshop di fotografia naturalistica organizzato dal fotografo Guido Bissattini ed inaspettata è arrivata l’occasione di unirmi ad un gruppo che aveva chiesto a Guido un fine settimana fuori programma.

Venerdi mattina parto con calma e raggiungo il ritrovo verso le 13.00, Guido nel frattempo era già sul posto e macinato un po’ di scatti a camosci e stambecchi; gli altri due partecipanti, Gian e Pier, sarebbero arrivati verso il tardo pomeriggio così abbiamo optato per un aperitivo fotografico che già dopo poche centinaia di metri dalla macchina ci ha riservato il primo incontro con una volpe.

Volpe GranPa

Lei tranquilla vagabondava per il bosco di larici, si è fermata giusto qualche decina di secondi per darci un’occhiatina da dietro un tronco per poi riprendere le sue faccende e sparire dalla vista. Nel frattempo facevamo le dovute considerazioni sul fatto che la neve era quasi totalmente sparita dal versante assolato della valle: questo implicava un po’ di lavoro in più per noi fotografi poichè gli animali si erano dispersi avendo a disposizione erba a non finire per pascolare. Nonostante tutto i camosci non mancavano anche se bisognava alzarsi leggermente di quota per incontrare i branchi più numerosi.

Camoscio1

Camoscio2

Durante la mattinata Guido era salito su una delle cime ed aveva immortalato uno stambecco che poi sarebbe stato l’unico che uno di noi sia riuscito a trovare, le temperature elevate ci permettevano di stare tranquillamente in maglietta, immaginate quindi a quale altezza potevano essere questi splendidi animali. Un vero peccato perchè in questa stagione il loro manto è molto più bello di quello che si può vedere durante il periodo estivo. La luce era molto bella e permetteva di scattare in tutta sicurezza tra i 200 ed i 400 ISO; al calare del sole i due stop che dividevano la massima apertura tra il mio obiettivo e quello di guido hanno fatto la differenza obbligandomi a salire a 1600 ISO per evitare il micromosso. La pulizia di immagine della Mark II non mi ha tradito regalandomi comunque immagini molto belle.

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Il secondo giorno è cominciato un po’ in sordina, gli animali molto alti e particolarmente diffidenti non ci hanno concesso subito degli scatti da una distanza che permettesse di riempire il fotogramma. Questo non ci ha fatto tirare indietro e le raffiche delle nostre fotocamere hanno immortalato anche quei soggetti che non si vedeno praticamente mai nei libri illustrati: sto parlando di quegli animali che pur essendo allo stato libero, presentano i segni della presenza dell’uomo come i collari per il radio monitoraggio

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oppure quelli che, oramai anziani, non sfoggiano tutta la forza dei soggetti più giovani ed attivi

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Immagini che illustrano la vita degli animali selvatici non solo nelle condizioni migliori e di come l’uomo sia obbligato a prendersi cura degli spostamenti delle popolazioni, del loro numero e dalla salute generale dell’ecosistema che va tutelato per non essere compromesso.

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Un soggetto che mi ha particolarmente incuriosito è stato un maschio che brucava abbellito da un “pon pon” rosa: un dardo narcotico gli è rimasto attaccato ad un fianco, probabilmente è un soggetto che doveva essere collarato ma che non è stato raggiunto dai guardiaparco oppure il dardo non è penetrato permettendo l’effetto del narcotico.

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Nel seguire l’animale mi sono imbattuto in quattro cuturnici che spaventate sono volate via ad una velocità tale da non riuscire ad immortalarle.

I consigli di Guido ci hanno sempre stimolato a cercare inquadrature pulite, vicine che rappresentassero non solo il primo piano dell’animale ma anche l’ambiente che lo caratterizza. Quando poi arrivava il momento dell’azione, l’occhio era sempre attento ai possibili punti di salto, ai comportamenti che facevano presagire una rincorsa e l’occhio era incollato al mirino e pronto alla raffica.

La mattina di domenica è stata ricca di emozioni, non potevamo concludere il workshop in un modo migliore: un maschio ha fatto un show proprio davanti ai nostri occhi regalandoci una sequenza di corsa, salti e spruzzi nella neve dal risultato decisamente d’effetto!

La sera, a cena davanti al camino si discuteva della giornata, di attrezzatura, di luoghi per appostamenti, ed anche del più e del meno! La compagnia di Gian e Pier è stata molto piacevole e ricca di risate, la cucina di Paolo ha soddisfatto sia il mio palato che l’ampiezza del mio stomaco, insomma veramente un bel fine settimana!!

A chi si sta chiedendo se partecipare o meno ad un workshop di questo genere, il mio consiglio è fatelo. Le regole e le tecniche fotografiche gira e rigira sono sempre quelle ma l’esperienza e l’approcio alla fotografia di un fotografo esperto riescono a trasmettere molto permettendovi di imparare molto, in più credo che le immagini parlino da sole. Mi ritengo molto soddisfatto e non mi resta che ringraziare Guido, Gianvittorio, Pierangelo e Paolo.

P.s.: per chi volesse vedere tutte le immagini del ws in media risoluzione e modalità slideshow può cliccare qui.

 





Specularità Urbana

29 01 2008

Purtroppo chi abita a Milano vive raramente delle giornate limpide, con il cielo che assume il suo naturale colore blu anzichè grigio. Ma quando capita, è certamente un occasione da non perdere per uscire dalle solite quattro mura e fare una passeggiata: così anche il banale scorcio di una via cittadina o lo skyline dei palazzi diventano soggetto da ritrarre.

Ho voluto giocare con le geometrie, lavorando sulla diagonale e sfruttando il pattern generato dal susseguirsi delle finestre; visto il bellisimo sole pomeridiano ho eseguito tre scatti a forcella per ogni inquadratura, che ho poi unito in camera chiara per generare un hdr. Sempre in postproduzione ho specchiato tutte le immagini in modo da astrarle e rafforzare ancora di più la geometria grazie alla simmetria del prodotto finito. Il cielo del più bel blu dei bei blu è elemento centrale nella serie di scatti che vi propongo oggi.

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Hdr05

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