L’angolo del naturalista: Cinghiale.

27 09 2008

Secondo appuntamento con l’angolo del naturalista, questa volta vi proponiamo una scheda tecnica sul cinghiale (Sus Scrofa). Come di consueto potete scaricare il file formato pdf cliccando sul link oppure andando alla pagina “Tutorial, Guide ed utili Link” dove troverete anche la scheda del capriolo.

Buona lettura!!





Saga familiare: come migliorare le proprie foto naturalistiche

30 06 2008

Iniziare a fare fotonaturalismo è tanto appassionante quanto sono deludenti i risultati delle prime foto. Animali lontani, girati di schiena, esposizione falsata e tantissimo rumore, ci si potrebbe anche scoraggiare e piantare tutto subito!

Come in tutte le cose, il segreto è la pazienza e la pratica, non si può pretendere di ottenere tutto e subito. Volevo oggi riportarvi la mia esperienza proponendovi una sequenza di scatti che raccolgono due anni di osservazioni ad una coppia di gheppi ( Falco Tinninculus). Ho scelto queste riprese perchè riguardandole oggi mi accorgo di quanto sia migliorata la mia tecnica di scatto in questo lasso di tempo, anche un aggiornamento del corredo fotografico ha fatto la differenza ma non così tanto quanto potreste immaginare. Dico questo per confortare tutti quelli che come me devono accumulare centesimi anno dopo anno per potersi concedere una lente come si deve…anche con lenti di mediocre qualità si possono ottenere risultati soddisfacenti!!

Partiamo dal principio: era il marzo di due anni fa che vagavo armato di Canon 20D e zoom Tokina At-x 80-400 mm f/4,5-5,6 , ad un tratto mi imbatto in un rapace appollaiato su di una losanga delle merlate di un castello. Rimango subito affascinato e comincio a scattare a mano libera alla sensibilità di 400 ISO. Dovete sapere che il mio fidato Tokina ha in se un “difettuccio”: il motore autofocus non funziona!! Ed è tutt’ora in queste condizioni, capite bene che al tempo riuscire a mantenere il fuoco su di un obiettivo che non è studiato per la messa a fuoco manuale poteva risultare un impresa se non si è più che pratici; difatti la ghiera del fuoco ,è estremamente morbida, tanto che basta una leggera torsione della mano che sostiene l’obiettivo per perdere il fuoco sul soggetto. Se analizziamo le seguenti immagini noterete sicuramente l’imprecisione proprio della messa a fuoco:

Quelle dove il fuoco è preciso mancano comunque di nitidezza, perchè?

Sapendo che non riuscivo a tenere il fuoco, cercavo di scattare a diaframmi medi, intorno a f/10, di modo da aumentare la profondità di campo cosicchè potevo avere un metro in più e in meno di sicurezza. L’altro lato della medaglia è che questa diaframmatura mi costringeva a lavorare con tempi intorno a 1/320 s. Ancora un tempo troppo lungo se confrontato con la focale dell’obiettivo per di più utilizzato su di una fotocamera con rapporto di moltiplicazione 1,6: 400×1,6= 640 mm equivalenti.

La logica soluzione doveva essere: salire di sensibilità, ad 800 ISO avrei guadagnato uno stop, quindi sarei passato a 1/600 s, non ancora sufficiente ma già meglio di prima, a 1600 ISO avrei guadagnato due stop permettendomi il lusso di 1/1200 s. i soggetti erano molto lontani ed avevo paura a lavorare in alta sensibilità perchè pensavo già ai crop che avrei dovuto effettuare, mi spaventava il fatto che la grana eccessiva dovuta al rumore rendesse illeggibile la foto.

Determinate foto come la caccia del maschio offerta alla femmina durante la cova hanno una valenza documentaristica molto elevata e sono state per me momenti di forte emozione.

Il passo immediatamente successivo è stato quello di cercare di avvicinarmi di più al soggetto, comprai così un duplicatore di focale 2x da aggiungere al Tokina. Questo mi permetteva di stringere maggiormente l’inquadratura anche se subivo una perdita di due stop di luminosità dovuto all’aumentare della lunghezza focale apparente. L’utilizzo del cavalletto ha cambiato radicalmente il volto alle foto!! Scattavo a 1/250 s f/7,1 ed f/11 senza problemi di mosso:

Certo anche il fatto di utilizzare la nuova ammiraglia Canon 1D Mark II ha fatto la differenza sul fronte del rumore ma posso assicurarvi che senza il cavalletto scattare con una professionale o con una entry level avrebbe fatto ben poca differenza.

A prova di quanto detto è capitato che nel momento in cui ho assistito all’accoppiamento la batteria della 1D mi mollasse in asso costringendomi a fare un rapido cambio passando al vecchio corpo prosumer 20D; sempre con duplicatore e cavalletto montati ecco alcune scene della copula:

Delle ottime foto scattate con la stessa fotocamera che ha scattato le prime dell’articolo: una bella differenza vero? La sensibilità di lavoro era 800 ISO, ma con il cavalletto potevo permettermelo!!

Con il passare del tempo ho imparato a tenere conto di tre fattori essenziali per il fotografo naturalista: me stesso, il soggetto e la luce.

Con me stesso intendo quanto conosco il mio corredo fotografico e fino a che punto sono in grado di spingerlo (per fare un esempio: con il passare del tempo l’autofocus rotto del tokina è diventato sempre meno una limitazione, ho imparato a focheggiare a mano durante gli inseguimenti e questo mi ha permesso di immortalare le scene di volo che vi proporrò tra poco); con il soggetto ho imparato a prendermi del tempo per studiarne i comportamenti e le abitudini senza necessariamente fotografarlo, solo osservazione (dove si posa nelle ore del giorno che per me hanno la luce migliore? cosa fa di solito prima di involare? quale tipo di richiamo mi avvisa che sta arrivando il compagno anche se non riesco a vederlo nel cielo?) Ed infine la luce: quando ho la luce migliore, che proviene dalla giusta direzione rispetto al trespolo dei due rapaci, che mi permette di abbassare la sensibilità, di cogliere il lato artistico e non solo documentaristico della scena?

Ecco che dopo due anni di pratica e di errori posso proporvi le seguenti foto della nidiata 2008, sei giovincelli di due mesi di età che non fanno altro che rincorrersi e rubarsi prede a vicenda.

Insomma, sono passati due anni e ancora le foto non sono come le vorrei, ma se le riguardo ora e le confronto con le prime il salto di qualità evidente. Se dovessi fare un bilancio dei benefici stilerei il seguente elenco:

  1. Rispettare i tempi di sicurezza;
  2. Avvicinarmi al soggetto;
  3. Utilizzare il cavaletto per aumentare la nitidezza;
  4. Sfruttare la massima apertura permessami dall’obiettivo senza incorrere in aberrazioni cromatiche (cosa che di solito succede a tutta apertura con lenti di scarsa qualità, ad esempio il tokina lavora secondo me molto bene a f/7,1 compensando egregiamente anche la caduta di luce ai bordi, nonostante la sua apertura massima sia f/5,6)
  5. Studiare il soggetto e l’ambiente;
  6. Fare pratica, pratica, pratica, pratica!

Spero che questo breve riassunto possa essere utile a qualcuno per fare un analisi del proprio modo di scattare in modo da migliorarlo, e possa rincuorare chi, avendo appena cominciato non vede ancora dei grandi risultati. Continuate ed arriveranno presto con una enorme soddisfazione!!

E come dice uno dei miei miti fotografici di ieri di oggi e di domani: Buona Luce!!