Work in progress

7 09 2008

Queste settimane sono ricche di impegni, sia a livello lavorativo che personale, motivo per il quale il post di questa settimana tarda ad arrivare. Tra un pre-shooting ad una coppia di futuri sposi ed un matrimonio appena concluso ma da passare ancora in post produzione, il tempo da dedicare al post è veramente ridotto all’osso. Vi preannuncio che sta per volgere al termine la preparazione di alcuni scatti ad una tana di tasso ed una di volpe, spero di riuscire a portare a casa qualche buona immagine a riguardo. Seguirà una approfondita spiegazione della tecnica utilizzata.

Per il momento vi saluto ed auguro a tutti, buona luce!!

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Controllare il territorio

28 08 2008

Controllare il territorio: ovvero dedicare del tempo alla fotografia senza fare foto.

Uno degli aspetti essenziali nel fotografare fauna in libertà, è conoscere molto bene il territorio: alcuni animali rimangono bene o male nella stessa zona durante tutto l’anno, altri si spostano stagionalmente, addirittura anche nell’arco di una singola giornata la mattina si trovano in un posto e la sera in un altro. Per comprendere come e dove osservare esistono essenzialmente due strade, camminare oppure ingaggiare delle spie!!

  • Camminare, battere la montagna in lungo e in largo, porre attenzione alle tracce lasciate dagli animali e seguirle fuori dal sentiero; fare attenzione agli escrementi, saperli riconoscere, osservare gli alberi, i rami spezzati e mangiati, dedurre dalla loro altezza e tipologia chi potrebbe essere passato di li. Conoscere i punti d’acqua, quali si asciugano durante la stagione estiva e quali no. Tutto questo è solo una piccola parte di quello che dovremmo imparare ad osservare durante ogni singola passeggiata, anche il giretto del dopo cena nella radura dietro casa può riservare delle ottime sorprese. D’altra parte è vero che non si può girare sempre senza una meta ed una minima idea dell’ambiente prediletto dall’animale che stiamo cercando aiuta a fare una cerrnita dei luoghi. Per questo motivo è essenziale avere una minima infarinatura sull’etologia della fauna locale così come trovare il tempo ( ed il piacere) di uscire a delle ore del giorno insolite ai più: la mattina presto ed il tardo pomeriggio. Personalmente quando voglio fotografare arrivo sul posto quando è ancora buio se devo stare in appostamento oppure, poco prima che albeggi quando faccio caccia vagante, al contrario la sera dalle 17 a quando viene buio completo è tutto tempo buono. Se invece voglio controllare delle tane oppure esplorare una nuova zona, cerco di ritagliarmi una giornata od una mezza giornata, sfrutto le ore centrali per avere più luce e per non disturbare gli animali durante le ore di massima attività (la mattina presto e la sera). Se individuo un particolare che mi suggerisce la presenza di qualcosa allora mi fermo o torno nei giorni successivi per appostarmi. Anche quando si è in macchina la sera tardi, procedendo a velocità moderata si possono individuare tutti i punti di passaggio utilizzati da volpi, tassi ed ungulati come cervi e cinghiali per spostarsi e da questi risalire alle zone potenzialmente utili.
  • Avvalerisi di spie fidate: creare relazioni con chi abita in zone distanti dalle vostre e che può ogni giorno tenere d’occhio gli animali ed i loro spostamenti, gli orari del giorno e le attività insolite. In questo modo si demanda tutta la fase di controllo lasciando liberi di concentrarci altrove senza occupare il tempo di altre persone che si limitano a riferirvi solo ciò che vedono.

Tutte queste operazioni diventano ora più importanti che mai per poter arrivare preparati all’autunno, le foglie cadranno lasciandoci liberi di vedere molte più bestie e gli animali stessi si avventureranno di più in campo aperto ed a quote inferiori per cercare nuove risorse alimentari. Se sappiamo già quali prati e radure occupano cinghiali e caprioli di certo avremo delle maggiori possibilità.

Le sere di questa settimana sono state dedicate proprio a questa attività di controllo ed alla relazione con nuovi controllori: quel che ne è risultato è stato una nuova pozza frequentata dai cinghiali, un controllore che sta osservando una famiglia di caprioli, una tana di tasso ed una di volpe ed un paio di nuove radure. Come sempre la fotocamera ed un tele leggero è bene averli con se anche in queste occasioni, così ecco un paio di scatti sono saltati fuori:

Fagiano femmina probabilmente affetto da androginia

Capriolo maschio nel prato nuovo

Scoiattolo ( Sciurus Vulgaris) sopra la nuova pozza frequentata dai cinghiali





Appostamento da Capanno

1 08 2008

Casa dolce casa !

Finalmente di ritorno nelle mie valli posso dedicare le ore migliori della giornata all’appostamento: alba e tramonto. Proprio ieri pomeriggio con Serena siamo andati in capanno sperando di vedere qualche cervo, purtroppo questi splendidi animali non si sono visti, posticipando a data da destinarsi il fatidico scatto! D’altra parte la giornata è stata ricca, la mattina ho individuato insieme al buon Alessio due nidi di Nibbio che terremo d’occhio nelle prossime settimane, un caro amico ci ha informato della nidificazione del Falco pellegrino sempre nelle vicinanze, ci sarà da fare un sopralluogo. Il pomeriggio in questione ci ha riservato invece due ottimi incontri: un capriolo maschio adulto (Capreolus Capreolus)

Canon Eos 20D, 70-200 F2,8 L USM – 1/640 s @ F/2,8 ISO 800

Ed un giovane maschio di cinghiale (Sus Scrofa) riconoscibile per il pennello appena accennato

Eos 20D, Tokina AT-x 80-400 – 1/50 s @ F/5,6 ISO 1600

La luce era pessima, anzi diciamo che il sole era già calato dietro la montagna ed il fatto di scattare all’interno del bosco di certo non aiuta, spero durante questo mese di portare a casa qualche scatto migliore durante le prime ore del mattino. Da lodare il nuovo Canon 70-200 F/2,8 che con la sua grande luminosità ha permesso di rispettare i tempi di sicurezza, la scelta di scattare con la Canon 20D anzichè con l’ammiraglia Mark II è stata dettata dal rapporto di ingrandimento 1,6 contro 1,3 che mi ha permesso di stringere maggiormente l’inquadratura.

Ciliegina sulla torta è stata una volpe incrociata a non più di due metri da noi mentre tornavamo sul sentiero, era talmente indaffarata a fiutare chissà che cosa che non si è nemmeno accorta della nostra presenza fino a quando ho cominciato a smanettare con il flash poichè non partiva quando scattavo. E’ andata persa un occasione d’oro ma ora so che è li e qualche trucco in tasca per un ottima foto posso ancora riservarlo.

A presto!!





L’arte dell’inganno

28 04 2008

Questo fine settimana è stato ricco di incontri: 4 caprioli, 2 cinghiali, una lepre, un upupa, tre poiane, due scoiattoli, diversi mufloni e diverse ghiandaie. Nonostante questo, il numero di scatti portati a casa è stato esiguo anche se un trucchetto usato al momento giusto ha fatto la differenza…

Parto dal principio raccontandovi dell’appostamento fisso di venerdi sera: la speranza era riprendere qualche cervo in una radura all’interno di una valletta ben esposta all’ultima luce del pomeriggio. Mentre mi dirigevo accompagnato da Serena sul luogo, una femmina di capriolo è saltata fuori da dietro un vecchio tronco e ci è sfuggita saettando tra gli alberi, ottimo inizio! Una volta appostati però l’attesa dell’ imbrunire non ha portato frutti, le foglie in movimento dietro il crinale rivelavano la presenza di almeno un paio di animali che hanno preferito ritardare l’entrata nel prato. Oramai la luce era insufficiente così decidiamo di smobilitare, ci togliamo di dosso la rete mimetica in finta foglia e torniamo verso la macchina, in lontananza si sentiva l’abbaiare di un maschio. Il verso del capriolo maschio è molto simile all’abbaiare di un cane, anche se più roco. Provo a rifargli il verso, lui risponde. Probabilmente ha pensato ad un rivale nello stesso territorio. In pochi minuti si dirige verso di noi spingendosi a circa quindici metri dalla nostra posizione. Purtroppo il flash era rimasto impostato in TTL così che le foglie del primo piano hanno ingannato la cellula bloccando il lampo flash prima che potesse raggiungere un intensità utile ad illuminare l’animale.

Peccato per la foto ma molto interessante il comportamento dell’ungulato che si è avvicinato ben oltre le mie aspettative fermandosi a studiarci per una decina di secondi prima di scappare nel bosco.

Il sabato pomeriggio mi trovavo in Valcuvia per altri motivi e la macchina fotografica non poteva che essere comunque al mio fianco, difatti è capitata più volte l’occasione di utilizzarla. La Valcuvia rimane isolata, anche se non totalmente, dalle restanti valli del luinese; queste proseguono senza soluzione di continuità verso la Svizzera consentendo un più semplice e massivo scambio di popolazioni. Ciò significa che il numero di animali in Valcuvia è significativamente minore, anche per la diversa estensione delle aree. L’altro lato della medaglia è che determinate popolazioni rimangono isolate senza la possibilità di espandersi e colonizzare nuovi ambienti. E’ il caso del muflone Ovis Musimon , introdotto artificialmente come animale da allevamento ha dato origine ad una contaminazione dell’ambiente ed ora conta una popolazione di più di un centinaio di individui. Fortunatamente isolata, difatti il muflone è come una grossa pecora senza predatori naturali, la caccia di selezione è tutt’ora l’unico sistema capace di contenerne il numero. Estremamente diffidente si sposta in branchi, l’avvicinamento è difficoltoso perchè molti più occhi ed orecchie sono attente al pericolo. Capita però di trovare anche piccoli gruppi di femmine con i piccoli, è stato il mio caso al limitare di un bosco di faggio: il fondo di foglie secche era molto rumoroso, difficile passare inosservati.. il trucco è stato l’inganno, ripetendo il verso del capriolo sono riuscito ad avvicinarmi fino a 25 – 30 metri senza insospettire due madri in compagnia di un piccolo ciascuna. Attraverso l’intrico di rami e foglie ho scattato al piccolo sfruttando i fortunati raggi di sole che filtravano esattamente sul giovane bovide.

Tecnica grezza ma efficace, per dirla tutta un aiuto è arrivato anche dall’essere in pieno controluce cosa che sicuramente contribuiva a confondere gli animali nei momenti in cui il mio piede faceva scricchiolare troppo rumorosamente i rametti nascosti tra le foglie.

Alla prossima avventura!