Natale 1944

14 01 2008

Nel bicchiere di frodo

tocca presto il suo fondo

quest’allegria che vela la tristezza

in cresta dei tizzi sopiti

sbalzati a noi dal più lontano fuoco.

E sii tu oggi il Dio che si fa carne

lontananza per noi nell’ora oscura.”

La poesia di Vittorio Sereni parla appunto del Natale del 1944, un amico mi ha chiesto di associare un immagine a questa rima in maniera da presentare un intreccio di stili artistici durante una manifestazione organizzata dal circolo VerbanaMente. La prima immagine mentale che mi ha suscitato è stata la malinconia e la tristezza che si celano dietro un gesto così comune e conviviale come il bere un buon bicchiere di vino rosso: l’allegria di una bevuta assieme è solo una parentesi che si chiude per lasciare spazio alla realtà della guerra.
Basandomi su questa interpretazione pensavo di ambientare lo scatto in una vecchia locanda, l’atmosfera calda del locale che congestiona i visi degli avventori che entrano per scaldarsi; vestiti di fustagno, lana e col moschetto al fianco, quattro amici bevono in compagnia ma il loro sguardo è vuoto lontano, sintomo di un dolore profondo.
Individuo il locale adatto, avviso gli amici che poseranno per me ma i vari impegni continuano a posporre la data dello shooting; nel frattempo il giorno della consegna si avvicina ed io mi trovo alle strette per organizzare il tutto.
Inaspettata, arriva l’occasione di proporre lo scatto a quattro anziani che quel natale del ’44 lo hanno vissuto realmente. Mi presento e spiego loro cosa vorrei creare con il loro aiuto, sono tutti entusiasti e ben disposti a posare per una sessione fotografica. Leggiamo insieme la poesia e spontaneamente cominciano a raccontarmi/si le loro esperienze di quel natale. Tutti ascoltano attenti e si scoppia spesso in risate fragorose! Che luce nei loro occhi, intensa! Davanti a questa gioia mi interrogo sull’interpretazione della poesia, un po’ presuntuoso il voler attribuire un significato che è solo una mia supposizione. Alla fine si parte, ed ecco il risultato scelto per la mostra:

Natale 1944

Nello scatto alla fine entrano solo Maria, Giorgio e Natalino, Luisa purtroppo non era presente nell’inquadratura di maggiore impatto. Maria evoca una poesia imparata assieme alle altre bambine sfollate, ride di gusto quando confessa che il suono della sirena la aveva fatta arrabbiare interrompendo il pranzo di natale consistente in una fetta di pane e burro. Giorgio ricorda i bombardamenti ma non dice molto altro, eppure ne avrebbe da raccontare, lui che alla fine è diventato un grande giornalista! Natalino esulta dicendo: “Quel giorno? Quel giorno lo ricordo bene! Era il mio compleanno, dodici anni!E l’ho festeggiato rubando i proiettili di una mitragliatrice montata su una camionetta tedesca che si era rovesciata; Ne usai la polvere da sparo contenuta pochi giorni dopo: all’epifania si faceva il rogo della vecchia (la befana) ed io volli fare uno scherzo lanciando petardi di carta in mezzo alle fiamme!! Tornai a casa con le sopracciglia bruciate ma almeno sapevo che sotto la brace del camino mi aspettava la pizza!” (In gergo dialettale la pizza indicava una focaccia povera impastata con farina, ciccioli e fichi lasciata cuocere sotto la brace).
Mi chiedo se è stata la loro spensieratezza di ragazzi allora, oppure la saggezza della loro età oggi a trasformare quella che Sereni chiama “l’ora oscura”, in una bevuta che non lascia più spazio alla tristezza. Non mi resta che ringraziare per questi racconti, presto chi ha vissuto questi momenti non ci sarà più e si perderà un ricco trapasso di storia e cultura soprattutto per i giovani, i quali, scommetto rimarrebbero affascinati da queste storie.

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