Specularità Urbana

29 01 2008

Purtroppo chi abita a Milano vive raramente delle giornate limpide, con il cielo che assume il suo naturale colore blu anzichè grigio. Ma quando capita, è certamente un occasione da non perdere per uscire dalle solite quattro mura e fare una passeggiata: così anche il banale scorcio di una via cittadina o lo skyline dei palazzi diventano soggetto da ritrarre.

Ho voluto giocare con le geometrie, lavorando sulla diagonale e sfruttando il pattern generato dal susseguirsi delle finestre; visto il bellisimo sole pomeridiano ho eseguito tre scatti a forcella per ogni inquadratura, che ho poi unito in camera chiara per generare un hdr. Sempre in postproduzione ho specchiato tutte le immagini in modo da astrarle e rafforzare ancora di più la geometria grazie alla simmetria del prodotto finito. Il cielo del più bel blu dei bei blu è elemento centrale nella serie di scatti che vi propongo oggi.

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Hdr05

Hdr04

 

 

 





Piccole soddisfazioni personali

24 01 2008
E’ uscito proprio questa mattina nelle edicole milanesi Tutto Milano, inserto settimanale de La Repubblica riportante un articolo a pagina 61 di Marina Grossi arricchito da un mio scatto eseguito presso il centro Dojo di via Pollaiuolo. Niente di che! Direte voi, ma alla fine, vedere pubblicata una propria foto su un giornale a larga diffusione è sempre una piccola soddisfazione. Appena possibile aggiungerò all’articolo la scansione della pagina. A presto!




Dallo scatto rubato alla posa improvvisata!

22 01 2008
Confrontarsi con la fotografia di strada è molto interessante, soprattutto in una grande città affollata. Le 20080117-_o0e0962-copia.jpgoccasioni per rubare uno scatto sono infinite ed ogni incrocio, piazza o monumento diventa la location adatta. E’ un ottimo esercizio per applicarsi nelle inquadrature veloci, ed anche per imparare ad approcciarsi alla gente. Devo confessare che inizialmente scattare ai passanti mi poneva in una situazione di grande imbarazzo, mi sembrava realmente di rubare, prendere senza chiedere; proprio per questo motivo cercavo di essere il più discreto possibile, usavo il teleobiettivo in maniera da poter mantenere una distanza tale, utile a puntare e scattare senza lasciare il tempo al soggetto per capire se la foto era stata scattata o meno. Risultato? Pessimo! Poche foto frontali, soggetti qusi sempre di tre quarti se non di spalle e soprattutto assenza di interazione. Per di più essere ripresi da un cannone crea diffidenza ed infastidisce, con tutta l’esasperazione che subiamo sulla tutela della privacy una foto rubata viene percepita subito come lesiva.
20080117-_o0e0978-copia.jpgNon mi soddisfa questo modo di fotografare, così ho cercato di avvicinarmi sempre più alla gente, fino ad arrivare a dei livelli di spudoratezza che, sempre con il giusto tatto, mi hanno permesso di interagire con le persone, coinvolgerle nella creazione, instaurare un gioco divertente che dura giusto un paio di minuti: attraverso l’uso del grandangolo, scatto a distanza ravvicinatissima, fermo la gente e chiedo loro se sono disponibili ad inscenare qualcosa di insolito come salutare un indiano scolpito nel legno od utilizzare porte immaginarie attraverso i sostegni dei cartelloni pubblicitari. L’occasione giusta 20080117-_o0e0956-copia.jpg20080117-_o0e0972-copia.jpgcapita anche da sola ed allora ci vuole decisione, immortalo ciò che mi colpisce e subito dopo coinvolgo il soggetto in ciò che esso stesso ha generato. Mi sono reso conto che questo è un passo fondamentale per togliere la paura e la diffidenza, spiegare perchè si fotografa, mostrare il risultato nel display, sorridere e spesso le persone sono diponibili a soffermarsi per regalare un inquadratura migliore. L’altro lato della medaglia è la pubblicazione, la maggior parte della gente torna in una situazione di imbarazzo quando viene proposta la firma della liberatoria; felici di lasciarti esporre il loro ritratto sulla tua pagina web, nel momento in cui si deve firmare molti si tirano indietro. Sarà la paura di mettere nero su bianco il 20080117-_o0e0987-copia.jpgprecedente accordo verbale? Proprio per questo motivo sto pensando di consegnare un biglietto sul quale compare l’indirizzo del blog e della galleria, farlo visitare invitando chi apprezzerà le mie foto, a compilare il form della liberatoria direttamente via web. In questo modo spero di lasciare il tempo alla gente di valutare la propria disponibilità a comparire in rete o ad una mostra. Chi si riconoscerà nei soggetti mascherati, mi scriva dunque!! Se volete sapere quale tecnica ho utilizzato per questi ritratti di strada vi invito a leggere AppuntiFotografici.
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Pomeriggio sul Lago

17 01 2008

Lo scorso fine settimana doveva essere dedicato ad una ciaspolata in quota per verificare la presenza di Galli Forcelli, tramite le tracce lasciate sulla neve da questi tetraonidi. In realtà diversi impegni hanno posticipato la verifica, così, unico diletto fotografico è stata una passeggiata sul lungo lago di Luino; ho scelto due foto da presentarvi: la prima perchè ritengo abbia una buona inquadratura, la seconda a dimostrazione che ciò che cattura la nostra attenzione deve aspettare il giusto momento per essere impresso dalla fotocamera in maniera da trasmettere le nostre stesse emozioni.

Barca_Luino

Sia la barca in primo piano che quella in secondo piano convogliano lo sguardo verso l’angolo alto, a sinistra dell’immagine; la bandiera sulla fiancata crea un buon contrasto cromatico ed aiuta a riempire un terzo dell’immagine altrimenti vuoto che avrebbe impoverito l’inquadratura. Il pontile nel terzo sinistro in basso rafforza la prospettiva e restituisce dimensione alle imbarcazioni. Questo scatto l’ho effettuato sdraiandomi sul pontile per ottenere la giusta inquadratura, nonostante il cielo coperto da grossi nuvoloni ho scattato a 50 ISO rispettando il tempo di sicurezza di 1/60 a f/3,5 alla focale di 56 mm.

Il secondo scatto è stato ripreso sempre nello stesso porticciolo, ciò che mi ha colpito è stato il forte contrasto tra le barche immobili in ombra ed il cielo carico di nuvole al tramonto. Prima problematica da affrontare è stata proprio la forte differenza di esposizione: non avendo con me filtri neutri graduati nè, tantomeno il cavalletto, ho optato per un esposizione a forcella a salti di +/- 1 stop, scattando a raffica e cercando di rimanere ben fermo ho ottenuto così tre foto in sequenza rappresentati lo stesso soggetto affetto solo da minime variazioni. In fase di postproduzione ho poi unito i due scatti, più chiaro per ottenere leggibilità sulle barche, e più scuro per caricare il cielo e dare volume alle nuvole. Qualche tocco di saturazione ed ecco il risultato:

Porto Nuovo Luino

Come potete notare la foto risulta un po’ piatta: bene il cielo ma stravolta cromaticamente tutta la parte che prima era in ombra. Sembra un cielo di fine estate mentre il porto da un idea di attesa quasi drammatica, non c’è continuità, non si fondono come dovrebbero. La soluzione quindi è aspettare e lasciare cadere ancora un po’ la luce, permettere al sole di abbassarsi ulteriormente per conferire maggior forza alle nuvole. Peccato non aver avuto la possibilità di attendere ancora un po’, d’altra parte è bene segnarsi tutto sul taccuino e tornare sul posto per ottenere lo scatto voluto. Al prossimo incontro vedremo quale sarà il risultato.

 





Natale 1944

14 01 2008

Nel bicchiere di frodo

tocca presto il suo fondo

quest’allegria che vela la tristezza

in cresta dei tizzi sopiti

sbalzati a noi dal più lontano fuoco.

E sii tu oggi il Dio che si fa carne

lontananza per noi nell’ora oscura.”

La poesia di Vittorio Sereni parla appunto del Natale del 1944, un amico mi ha chiesto di associare un immagine a questa rima in maniera da presentare un intreccio di stili artistici durante una manifestazione organizzata dal circolo VerbanaMente. La prima immagine mentale che mi ha suscitato è stata la malinconia e la tristezza che si celano dietro un gesto così comune e conviviale come il bere un buon bicchiere di vino rosso: l’allegria di una bevuta assieme è solo una parentesi che si chiude per lasciare spazio alla realtà della guerra.
Basandomi su questa interpretazione pensavo di ambientare lo scatto in una vecchia locanda, l’atmosfera calda del locale che congestiona i visi degli avventori che entrano per scaldarsi; vestiti di fustagno, lana e col moschetto al fianco, quattro amici bevono in compagnia ma il loro sguardo è vuoto lontano, sintomo di un dolore profondo.
Individuo il locale adatto, avviso gli amici che poseranno per me ma i vari impegni continuano a posporre la data dello shooting; nel frattempo il giorno della consegna si avvicina ed io mi trovo alle strette per organizzare il tutto.
Inaspettata, arriva l’occasione di proporre lo scatto a quattro anziani che quel natale del ’44 lo hanno vissuto realmente. Mi presento e spiego loro cosa vorrei creare con il loro aiuto, sono tutti entusiasti e ben disposti a posare per una sessione fotografica. Leggiamo insieme la poesia e spontaneamente cominciano a raccontarmi/si le loro esperienze di quel natale. Tutti ascoltano attenti e si scoppia spesso in risate fragorose! Che luce nei loro occhi, intensa! Davanti a questa gioia mi interrogo sull’interpretazione della poesia, un po’ presuntuoso il voler attribuire un significato che è solo una mia supposizione. Alla fine si parte, ed ecco il risultato scelto per la mostra:

Natale 1944

Nello scatto alla fine entrano solo Maria, Giorgio e Natalino, Luisa purtroppo non era presente nell’inquadratura di maggiore impatto. Maria evoca una poesia imparata assieme alle altre bambine sfollate, ride di gusto quando confessa che il suono della sirena la aveva fatta arrabbiare interrompendo il pranzo di natale consistente in una fetta di pane e burro. Giorgio ricorda i bombardamenti ma non dice molto altro, eppure ne avrebbe da raccontare, lui che alla fine è diventato un grande giornalista! Natalino esulta dicendo: “Quel giorno? Quel giorno lo ricordo bene! Era il mio compleanno, dodici anni!E l’ho festeggiato rubando i proiettili di una mitragliatrice montata su una camionetta tedesca che si era rovesciata; Ne usai la polvere da sparo contenuta pochi giorni dopo: all’epifania si faceva il rogo della vecchia (la befana) ed io volli fare uno scherzo lanciando petardi di carta in mezzo alle fiamme!! Tornai a casa con le sopracciglia bruciate ma almeno sapevo che sotto la brace del camino mi aspettava la pizza!” (In gergo dialettale la pizza indicava una focaccia povera impastata con farina, ciccioli e fichi lasciata cuocere sotto la brace).
Mi chiedo se è stata la loro spensieratezza di ragazzi allora, oppure la saggezza della loro età oggi a trasformare quella che Sereni chiama “l’ora oscura”, in una bevuta che non lascia più spazio alla tristezza. Non mi resta che ringraziare per questi racconti, presto chi ha vissuto questi momenti non ci sarà più e si perderà un ricco trapasso di storia e cultura soprattutto per i giovani, i quali, scommetto rimarrebbero affascinati da queste storie.